1)
Quanto deve essere l'altezza dell'osso crestale per poter utilizzare
questa tecnica?
La tecnica proposta prevede che per avere una buona stabilità dell'impianto
l'altezza dell'osso crestale sia 4 mm. o più.
2) Con questa
tecnica si possono utilizzare impianti a vite?
Si può utilizzare qualsiasi tipo di impianto: dopo aver effettuato
il rialzo della membrana del seno con il materiale da innesto è sufficiente
preparare la sede con la fresa finale oppure con il maschiatore relativi
al tipo di impianto che vogliamo usare
3) Quali
sono i materiali da innesto che possiamo utilizzare?
Il migliore è senz'altro l'osso autologo,quando possiamo averne disponibilità,
mischiato ad osso umano demineralizzato e con un 30% di fosfato tricalcico.
4) Quanto
materiale da innesto deve essere inserito per il posizionamento dell'impianto?
Difficile stabilire a priori la quantità di materiale poiché questo
dipende dalla conformazione del seno : i riferimenti possono essere
dati soltanto da radiografie intraoperatorie eseguite con l'ausilio
di un centratore di Rinn.
5) Dopo
quanto tempo possiamo protesizzare gli impianti?
Come per tutti gli impianti inseriti con rialzo del seno dobbiamo
adottare la tecnica del " carico progressivo".Il tempo di esposizione
degli impianti dipende dall'altezza dell'osso crestale:con almeno
6-7 mm. possiamo esporre dopo 6-7 mesi, quando viceversa abbiamo 4
mm. l'esposizione deve avvenire circa 10 mesi dopo l'intervento
6) A che
distanza di tempo dall'intervento il paziente può utilizzare nuovamente
la protesi preesistente?
Dopo circa 10 giorni se naturalmente non sono intervenute complicazioni:è
importante scaricare opportunamente la protesi nella zona di intervento
7) Quale
profilassi dobbiamo adottare dopo l'intervento?
Disinfezione del cavo orale durante il giorno e antibiotico a largo
spettro per 1 settimana
8) Qual
è il vantaggio delle frese nei confronti degli osteotomi?
L'esposizione della membrana del seno avviene progressivamente usando
le frese in sequenza per erosione e non per frattura,come con gli
osteotomi, senza l'ausilio del martelletto, con minor trauma per il
paziente, e con un avvicinamento progressivo alla membrana riducendo
quindi notevolmente il rischio di perforarla.